Il ruolo di Fini

22 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 18:26
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Non è un giocatore come scrive un lettore in "smarcarsi", ma non è neanche un traditore come il pezzo sugli altri"ini" scritto da un altro fogliante.Una volta diventato presidente della Camera, sia pure con la fiducia di una parte politica,il presidente Fini dovrebbe stare tra i cosiddetti arbitri del gioco, dell'agone politico:le figure istituzionali di garanzia. Eppure Fini sta strettissimo in quel ruolo.Del resto la giacchetta nera non gli si addice, cosi' come la camicia dello stesso colore, sono abiti per lui dismessi. L'uomo cerca infatti di esprimere posizioni di mero buonsenso, ma fa molta fatica. Quando rievoca il G8 e si dice "felice" che la Corte Europea abbia concesso a Placanica la legittima difesa", è un po' goffo, poichè bastava dire, con piu' nonchalance,che la violenza di piazza non puo' esserericonosciuta come valore da alcuna forza politica che si muove in ambito democratico,e che si riconosce in uno Stato dove le istituzioni, tra cui sono contemplate le forze dell'ordine, vanno tutelate più della contestazione "istituzionalizzata".Quando opera i suoi distinguo, poi, Fini riemerge come uomo di parte. Il problema per molti è capire di quale parte egli sia espressione. Ma basta rievocare l'Osservatore Romano, e le sue definizioni sull'opportunismo finiano per chiarire come la parte politca di Fini,sia semplicemente la "sua" egotica ed opportunistica parte: l'individualismo e una certa supponenza di sentirsi superiore al "popolo" che lo ha voluto alla presidenza della Camera, gli hanno preso la mano.Se questo possa significare il salto del fosso, e la possibilità di consegnarsi a leader di una opposizione dove questa figura manca disperatamente non sarà volontà sua, ma degli eventi, poiché prima o poi è da questi, molto più che dalle sue scelte, che un uomo politico, per quanto bravo, ma incapace di amministrarsi (e abbiamo alle spalle i Mario Segni,i Pierferdi,i Follini per ricordarcene) vedrà dipendere il proprio destino.